La morte di Ryszard Bugajski, Angelo alla carriera a Popoli e Religioni 2013

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Il 7 giugno 2019 si è spento a Varsavia Ryszard Bugajski, Angelo alla carriera al festival Popoli e Religioni di Terni nel 2013.

Bugajski aveva presentato al Terni Film Festival il suo penultimo film –  Uklad zamkniety – e ricevuto l’Angelo di Dominioni dalle mani di Giovanni Pampiglione. Pubblichiamo il ricordo di Lukasz Adamski, celebre critico cinematografico polacco che è stato a sua volta ospite dell’edizione 2018 del festival.

Bugajski ci ha offerto i film più anticomunisti. Ha anche mostrato la terrificante faccia del Post-Comunismo

di Lukasz Adamski

Sono molto dispiaciuto di non aver avuto l’opportunità di intervistare Ryszard Bugajski. L’ho incontrato brevemente e abbiamo scambiato poche parole subito dopo la premiére di Zacma, il suo film di 2016 ingiustamente sottovalutato: un trattato teologico molto interessante, realizzato da una persona che si dichiarava atea.

A quel tempo ho scritto che Ryszard Bugajski aveva raccontato la suggestiva storia del tentativo di riscatto di una criminale stalinista che cerca la sua visione di Dio.

Il regista è stato accusato ingiustamente di cercare di riabilitare Julia Brystygierowa. Bugajski voleva mostrare il percorso religioso di uno dei peggiori criminali comunisti ed evidenziare il contrasto tra l’oscurità di una persona immersa nel male e un prete perseguitato dal comunismo, interpretato da Janusz Gajos.

Per difendere la visione di Bugajski, ho scritto che lui è stato esplicitamente anti-comunista, come dimostrato da film come L’interrogatorio e Il generale Nil. In entrambi i film il regista ha reso omaggio alle vittime del totalitarismo rosso. È davvero difficile accusarlo di banalizzare il comunismo e relativizzare i suoi crimini.

L’interrogatorio (Przesluchanie) del 1982 è considerato il film più anticomunista della storia del cinema polacco ed è stato bandito in patria per quasi un decennio. I comunisti volevano eliminare il film anche fisicamente ma una copia si è salvata e durante lo stato mariziale il film è stato pubblicato illegalmente in vhs.

“Quando ho realizzato questo film volevo esprimere la mia protesta contro ciò che stava accadendo nel mondo comunista da sessant’anni. Volevo avvertire quelli che non l’hanno vissuto” ha detto dopo molti anni.

Il film ha chiuso ogni strada al regista nell’industria cinematografica polacca. Emigrato all’estero, è riuscito a proiettarlo al Festival di Cannes solo nel 1990, vincendo il premio per la migliore attrice, andato a Krystyna Janda.

A differenza di colleghi come come Roman Polański, Jerzy Skolimowski, Andrzej Żuławski, Krzysztof Kieślowski o Agnieszka Holland, però, Bugajski non ha trovato fortuna nell’Europa occidentale.

Trasferitosi in America, ha realizzato il film Clearcut (1991) e diretto episodi di serie televisive popolari come Alfred Hitchcock presenta e Ai confini della realtà.

Tornato in patria, si è interessato alla storia della Polonia con film come Generale Nil (2009), biografia di uno dei più grandi eroi polacchi assassinati dai comunisti. L’intrigo impopolare di continuità tra la PRL e la Terza Repubblica Polacca è stato esposto invece in Sistema Chiuso, in cui non ha avuto paura di mostrare come gli agenti del Servizio di sicurezza del regime dopo il 1989 si siano sistemati comodamente sulle sedie degli amministratori delegati.

Tuttavia, Bugajski non è mai si è mai schierato politicamente con la destra. “Mi sono sempre considerato un anti-comunista. Ho condannato il sistema e le persone che lo hanno servito. Non sono uno storico professionista, ma mi sembra di conoscere quei tempi meglio del cittadino medio polacco. C’erano decine, centinaia, se non migliaia di persone che erano ingranaggi in una macchina totalitaria. Se hanno subito un processo equo e oggettivo come i nazisti di Norimberga? Chi lo sa? E in Germania tutti i colpevoli sono stati puniti? No. Molti sono stati protetti. E fino ad oggi i tedeschi non sono stati in grado di affrontare questo problema”.

“Ryszard Bugajski sa incollare la pellicola” ha detto di lui Andrzej Wajda. Questa è probabilmente l’essenza della creatività del regista morto all’età di 76 anni. Lui poteva parlare della Polonia in un modo semplice, chiaro e tradizionale. Era un grande artigiano e i film Przesluchanie (L’Interrogatorio), Generale Nil, Sistema Chiuso e Zacma dovrebbero essere pubblicati in un cofanetto con il titolo di “Anticomunismo”; perché così Bugajski sarà ricordato nella nostra cinematografia: come il creatore del cinema anti-comunista, con cui i politici di destra spesso non sono stati d’accordo.

Bugajski aveva il suo punto di vista sulla Repubblica popolare polacca e sulla terza repubblica polacca, che non rientrava nella divisione politica della Polonia.

(traduzione di Beata Golenska)

 

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