CLAUDIA KOLL SI RACCONTA AL FESTIVAL POPOLI E RELIGIONI

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DA BAMBINA HO SUBITO UNA VIOLENZA MA DIO MI HA GUARITO – Io vengo da una famiglia cristiana cattolica praticante, con una grande fede. Mia nonna era non vedente, eppure è stata lei a crescermi, perché mia madre appena sono nata ha rischiato di morire: dopo il parto le hanno fatto una trasfusione di sangue infetto che le ha minato tutto il corpo”.

Una confessione a cuore aperto e una carrellata lungo tutta la sua carriera, dall’esordio con Tinto Brass all’impegno di insegnante in una scuola di arte scenica.

Claudia Koll è stata l’ospite d’onore della seconda serata del festival Popoli e Religioni di Terni lunedì sera al Cityplex Politeama, che ha registrato il tutto esaurito.

Arrivata al festival ideato dal vescovo di Terni Vincenzo Paglia e organizzato dall’Istituto di studi teologici e storico-sociali e Umbria Vision Network per introdurre il film Lourdes di Jessica Hausner, Claudia Koll si è soffermata a parlare con il pubblico della sua vita per più di un’ora senza rinunciare a parlare nemmeno degli aspetti più controversi e sofferti.

“Come tutti gli adolescenti, però, mi sono persa, ho smesso di frequentare la chiesa e ho iniziato a rincorrere altri sogni e altri desideri. Ma se avessi affrontato questo sogno con la forza di Dio e con la fede certo sarebbe stato diverso, non mi sarei buttata via. Mi sentivo sola e non credevo nemmeno molto nelle mie capacità, così la prima occasione che mi è stata offerta l’ho colta”. “Sono stata usata, ma pensavo, a mia volta, di poter usare quell’esperienza per fare carriera” dice parlando della scelta di interpretare Così fan tutte di Tinto Brass, pellicola che l’ha trasformata in un’icona dell’erotismo.

“E’ stato un errore perché il film di Tinto Brass mi ha segnata: le proposte che ricevevo erano tutte dello stesso tipo, ma devo dire che se avessi avuto la fede avrei gestito meglio la mia vita e il mio sogno.  Così, per non accettare quelle offerte, per un anno smisi completamente di lavorare. Avevo anche pensato di riprendere a studiare medicina, invece arrivò una proposta in teatro, poi una trasmissione televisiva e infine Sanremo che mi diede una grande esposizione mediatica”.

“Eppure il momento più buio della vita di Claudia Koll arriva proprio  al culmine del successo, nel 2000: “In quel periodo ero una delle attrici più pagate d’Italia, ero ricercatissima per i miei successi televisivi e lavoravo moltissimo in teatro. Però mi mancava quello che era fondamentale: avevo messo al centro della mia esistenza la realizzazione personale e il lavoro, ma nella mia vita non c’era l’amore vero: tante passioni, storie iniziate e lasciate a metà, tradimenti, infedeltà. Non avevo una stabilità affettiva, ero sempre in giro, incontravo tante persone interessanti. Cercavo l’amore, ma non ho mai avuto il coraggio di fermarmi, di fare dei figli e di avere una famiglia. Puoi fare tanti spettacoli, ma quando arrivi a casa sei sola.

Un giorno un’amica, venuta dall’America, mi chiese di accompagnarla a San Pietro perché avevano aperto la porta santa per il Giubileo. Non so cosa accadde, ma so che quando tornai consigliai alla mia assistente di andare a Roma.

Poi, piano piano, mi sono sgretolata. Tutte le mie certezze sono crollate, finché non ho toccato il fondo”.

“Avevo appena ricominciato ad andare a messa – continua – da pochissimi giorni, con i malati di Aids, quando un malato terminale un giorno non viene a messa, allora lo vado a trovare e mi accorgo che è tutto sudato. Si tira su dal letto e mi guarda. Non riusciva più a parlare per la malattia e non poteva dirmi nulla, però dagli occhi ho capito che aveva paura di morire. Io mi siedo, gli prendo la mano e comincio a pensare a Gesù nel Getsemani. E nel momento in cui guardo Giuseppe sento che il cuore si allarga. Capisco che in quel momento sta succedendo qualcosa, che in quell’istante c’è qualcosa di particolare che sto vivendo. Da questa esperienza che ho vissuto a fianco a letto di una persona che poi è morta poco dopo è nato tutto quello che è successo dopo. Ho capito che per conoscere Dio bisogna mettersi in gioco ed amare le persone che hai vicino. Non necessariamente andare in Africa: però i poveri ci aiutano a convertirci prima; ci spogliano da tante cose”.

Parlando del suo rapporto con il proprio corpo e la femminilità, confessa di aver subito un tentativo di stupro da bambina: “Mi ha portato ad essere aggressiva, anche in modo invisibile. Perché in realtà provocare con il mio corpo era un modo per reagire ad una ferita che avevo dentro. Non ho mai odiato gli uomini, però sapete cosa accade quando una ragazzina subisce un tentativo di violenza? Si accorge del potere che ha sull’uomo, perché vede l’altro che perde la testa. Questo mi colpì e questo io ricercavo, era un modo per vendicarmi. Era un modo per curare quella ferita. Ma solo Dio mi ha guarito”.

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